Motivazioni di Progetto

202020

Il sistema agroforestale dei Comuni (Soci di COSEA Ambiente) facenti parte del territorio dell’Appennino Bolognese hanno grandi potenzialità produttive, poiché i boschi ricoprono una superficie totale pari a circa 58.365 ettari. Si riporta di seguito una tabella riassuntiva volta ad individuare la superficie boscata per ogni Comune:


Comune

Superficie totale (Ha)

% bosco

Superficie bosco (Ha)

Camugnano

9.657

57,03%

5.507

Granaglione

3.956

90,30%

3.572

Lizzano in Belvedere

8.553

74,47%

6.369

Porretta Terme

3.393

66,18%

2.245

Castel di Casio

4.737

57,83%

2.739

Castiglione dei Pepoli

6.588

60,60%

3.992

San Benedetto Val di Sambro

6.663

62,15%

4.141

Monghidoro

4.818

56,35%

2.715

Castel d’Aiano

4.525

56,66%

2.564

Valsamoggia

17.807

19,97%

3.556

Gaggio Montano

5.869

46,60%

2.735

Grizzana Morandi

7.741

58,50%

4.528

Loiano

5.240

46,05%

2.413

Marzabotto

7.453

59,83%

4.459

Monzuno

6.501

58,40%

3.797

Vergato

5.995

50,59%

3.033

Totale Superfice Bosco  (Ha)

58.365

Tra le fonti rinnovabili le biomasse agroforestali rappresentano quella più diffusa e piùfacilmente reperibile.

La produzione dibiomassa impiegata a fini energetici locali, rappresenta certamente unimportante volano verso il perseguimento di obiettivi di ordine economico,sociale ed ambientale, capace di garantire sviluppo vitale ai territori ruralidell’Appennino Bolognese e capace altresì di frenare ed invertire fenomeni dispopolamento della Montagna, contribuendo infine al miglioramento della qualitàdi vita dei residenti.

Oltre agli obiettivi sopra esposti, l’utilizzo delle biomasse legnose di scarto e/o di prodotti legnosi attualmente privi di mercato, porterà ad evidenti ricadute positive sul bosco, ad esempio tramite la realizzazione di tutti quegli interventi necessari alla manutenzione e al miglioramento del bosco e delle aree verdi pubbliche comprese le aree demaniali, con conseguente incremento di redditività per numerose attività selvicolturali di per sé economicamente svantaggiose e la creazione di filiere economiche a sostegno delle aree rurali.

Sarà così possibile diminuire e limitare il rischio idrogeologico, per sua stessa natura fortemente legato all’abbandono dei boschi e all’invecchiamento degli  stessi, nonché al calo della loro capacità produttiva. Criticità quest’ultime, risolvibili mediante un’efficace azione diprevenzione volta alla produzione di biomassa per fini energetici locali.

La filiera legno-energia anche in considerazione delle direttive impartite dalla comunità Europea è di grande interesse economico – ambientale, essendo in particolare capace di favorire lo sviluppo di un’economia sostenibile a livello locale.

Negli ultimi anni diversi Comuni hanno sperimentato attività volte alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti coniugando localmente gli obiettivi derivanti dal protocollo di Kyoto.

Tra i problemi più ricorrenti che gli Enti Locali hanno dovuto affrontare vi è certamente quello legato agli elevati (o elevatissimi) costi di progettazione, gestione e di realizzazione  degli impianti per la produzione di energia pulita da fonti rinnovabili.

L’esperienza maturata durante questa prima fase “sperimentale” in campo agro – energetico, ha fatto emergere una seria riflessione sul fenomeno che si vuole gestire e sulle stesse modalità di gestione.

L’insieme degli obiettivi di riduzione dei consumi energetici da un lato e  l’aumento delle quantità di energia prodotta da fonti rinnovabili dall’altro, unitamente alle criticità di sistema del comparto agro energetico locale, implica la necessità di uno sforzo sempre più elevato che deve tradursi in una attenta organizzazione delle azioni da intraprendere.

E’ quindi necessario un graduale sviluppo di STRATEGIE INTEGRATE tra Enti Locali, Soggetti Privati e Imprese del Territorio  più standardizzate e di più vasto respiro, coordinate necessariamente dai Comuni. Gli Enti Pubblici, devono infatti lavorare in stretta sinergia tra Loro ed anche nei confronti dei soggetti Locali di riferimento, al fine di dare un indirizzo programmatico e politico preciso, capace di favorire la progettazione, lo sviluppo e la promozione del “DISTRETTO AGROENERGETICODELL’APPENNINO BOLOGNESE”.

Nel perseguimento dell'obiettivo di raggiungere la soglia dell'80% di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2050, l'Europa ha posto un primo gradino al 2020, con la previsione del Pacchetto Clima –Energia 20-20-20.  Il “pacchetto”,contenuto nella Direttiva 2009/29/CE, è entrato in vigore nel giugno 2009 ed èvalido dal gennaio 2013 fino al 2020.

Sostanzialmente esso prevede di ridurre le emissioni di gas serra del 20 %, alzare al 20 % la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili e portare al 20 % il risparmio energetico. Il tutto entroil 2020. L’obiettivo prefissato dall’Unione Europea è ovviamente quello di contrastare i cambiamenti climatici e promuovere l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili tramite obiettivi vincolanti per i Paesi membri.

Il sistema messo incampo dall'Europa, prevede azioni di incentivazione per le singole comunità locali, ma anche sanzioni per le stesse in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi fissati. In particolare l'applicazione delle direttive è demandata alle Regioni, le quali hanno l'onere di predisporre apposito piano energetico. Ogni Comune sarà poi responsabile della realizzazione del piano (ed infattio gni Comune dovrà poi redigere il proprio), sia dal lato degli effetti incentivanti, che sanzionatori.

Occorre quindi unapproccio dinamico al problema della produzione di energia da fonti rinnovabilial fine di cogliere le immense potenzialità che l’attuale congiuntura storico –politica – economica ci offre.

L’attuale sistema diproduzione e di consumo di energia non è più sostenibile. Troppi sono i costiambientali ed economici. Occorre produrre energia rinnovabile valorizzando lerisorse del territorio, attraverso la creazione di precisi distretti agroenergetici, sorretti da accordi di filiera e patti trasversali tra tutti isoggetti attivi nel tessuto sociale, produttivo, agricolo ed industriale delterritorio di riferimento.

Da alcuni anni sonosperimentate ed in uso sul territorio della Nostra Montagna, anche grazie alleazioni coordinata di CISA e da COSEA, tecnologie affidabili ed efficienti, ingrado di produrre energia termica attraverso l’utilizzo di biomassaforestale.  Attualmente tali impianti, pienamente funzionanti, riscaldano alcune scuole e/o edifici pubblici (Castel D’Aiano, Castiglione dei Pepoli, Lagaro, Savigno), con evidenti risparmi in termini di costo economico dell’energia ed in termini di costi ambientali e di emissioni nocive.

Si ritiene opportuno allargare tale positiva esperienza a tutta la società civile. Condomini,palestre, scuole, private abitazioni e industrie potrebbero benissimo scaldarsi utilizzando energia termica rinnovabile prodotta da impianti alimentati a biomassa di origine legnosa e mediante l’utilizzo di altre fonti rinnovabili. Gli utilizzatori di energia termica acquisterebbero non più gas, gasolio o gpl ma calore, prodotto nelle centrali a biomassa e distribuito sotto forma di acqua calda misurato attraverso appositi contacalorie.

Una quota consistente di ramaglie e di residui delle potature urbane ed agricole, sotto certe condizioni, possono costituire un’utile integrazione al cippato forestale per il reimpiego in termini energetici evitando così pratiche ambientalmente scorrette come l’abbruciamento in campo.

A tal fine, occorre procedere con un’attenta analisi della quantità di ramaglie, potature e scarti vegetali prodotti sul territorio dell’Appenino Bolognese. Il reimpiego di questo materiale all’interno della filiera energetica, garantirebbe a Cosea Ambiente e quindi ai Comuni che ne sono soci, notevoli risparmi in termini di costi digestione e smaltimento.

Un utilizzo consapevole degli scarti provenienti dal così detto verde urbano ed agricolo, avrebbe certamente importanti ripercussioni in termini di decoro pubblico, con evidenti benefici anche per gli Enti Pubblici di riferimento.

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