lo Sviluppo locale autosostenibile

Lo sviluppo economico e sociale sostenibile

Lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo economico e sociale che non compromette alle future generazioni l'opportunità di proseguire nello sviluppo preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali disponibili ma, è bene ricordarlo, non inesauribili.

L'obiettivo è di mantenere uno sviluppo economico compatibile con l'equità sociale e gli ecosistemi.

I 3 punti fondamentali dello sviluppo economico

  • il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di rigenerazione
  • l'emissione di inquinanti nell'ambiente non deve superare la capacità di assorbimento naturale dell'ambiente stesso;
  • lo stock di risorse non rinnovabili deve restare costante nel tempo.

Ponendo come priorità il rispetto di queste tre regole, non solo è possibile avviare un nuovo modello di sviluppo nei cosiddetti paesi industrializzati, ma anche consentire ai paesi in via di sviluppo la possibilità di accedere alle risorse (spesso presenti nel proprio territorio ma sfruttate da soggetti esteri come le multinazionali) e di costruire una sensibilità ambientale che combatta l'attuale modello inquinante che ha prodotto, con gli effetti che tutti conosciamo, grandi diseguaglianze (tra nord e sud) e gravi danni ambientali.

Coscienza di luogo e autosostenibilità

Non c’è dubbio che oggi stiamo assistendo ad un cambiamento socio-economico a livello internazionale, mentre siamo dubbiosi sul fatto che la strada del cambiamento sia davvero quella giusta e che tutti vorremmo.

In vurtù di questo dubbio, a livello territoriale non si può ignorare l’evolversi delle dinamiche globali che inevitabilmente porteranno mutamenti anche su scala locale, bisogna quindi chiedersi in che modo risponderà un territorio caratterizzato da peculiarità che spesso non sono rappresentative dell’economia globale.

Forse c’è bisogno di avviare una nuova visione politica territoriale, che non escluda una forma di democrazia partecipata finalizzata ad una crescita sostenibile del territorio e al consolidamento delle società locali, in altri termini c’è bisogno di “fare società locale”.

Tutto ciò, non deve far pensare ad una forma di auto-esclusione dal mondo economico e sociale, ma questa nuova visione politica deve far sì che la società territoriale riacquista le relazioni affettive, attive, sapienti con il proprio ambiente di vita, reinterpretandone i valori territoriali attraverso la crescita di coscienza di luogo e di forme di autogoverno, per produrre ricchezza durevole elevando la qualità della vita e il benessere nel contesto di un sistema aperto di relazioni e di scambi. Questa crescita della società locale non è data: è un progetto, una chance, un’idea cui dare forza politica al fine di potenziare quei frammenti identitari “resistenti” all’omologazione globale. L’identità di un territorio, si rafforza attraverso azioni di cura dell’ambiente, del paesaggio, nelle innovazioni produttive in agricoltura, nell’artigianato, nel terziario avanzato finalizzato al benessere sociale.

I “nuovi abitanti” quindi, che imboccano la strada dello sviluppo locale autosostenibile, interpretano l’identità di un luogo, i suoi valori, la ricchezza del suo milieu, attenti a produrre trasformazioni che ne aumentino il valore.

Il forte rischio che si corre, è che il territorio locale non è più conosciuto, interpretato, agito dagli abitanti come produttore degli elementi di riproduzione della vita biologica (acqua, aria, terra, cibo, energia, ecc..) né sociale (relazioni di vicinato, conviviali, ecc..), quindi una dissoluzione dei luoghi in un quadro di un generale processo di deterritorializzazione della vita. E’ da questo contesto di spoliazione che devono nascere sintomi della rinascita della coscienza di luogo come opposizione agli effetti distruttivi sulla qualità della vita nel territorio della globalizzazione economica e delle sue crisi.

Il ritorno al territorio e alla sua centralità politica, va inteso come riconoscimento delle peculiarità socioculturali, come cura e valorizzazioni delle risorse locali e su reti di scambio solidali, come relazioni sociali e spazi pubblici. Il progetto locale quindi, utilizza indicatori della ricchezza e del benessere che non si identifica soltanto con la crescita economica (PIL), ma attraverso la proprietà diffusa dei mezzi di produzione, la riappropriazione dei saperi e delle forme sociali, di riproduzione degli ambienti di vita, autogoverno e partecipazione sociali alle decisioni, qualità ambientale territoriale e sociale, riduzione dell’impronta ecologica, cittadinanza inclusiva e così via.

Con questi criteri di valutazione il progetto locale ridimensiona il concetto di dominio del sistema economico a favore del sistema sociale e culturale, ridefinendo cosa deve crescere e cosa deve decrescere.

 

Autosostenibilità energetica

Lo sviluppo tecnologico dell'umanità è da sempre stato garantito dalla possibilità di adoperare le risorse che la natura ci mette a disposizione. La sopravvivenza umana e quella del resto degli esseri degli ecosistemi si basa appunto sulla disponibilità e varietà delle risorse fisiche. Questo ha permesso all'uomo di avviarsi verso un progresso economico talmente rapido ed inusuale, tale che ha fatto crescere, di circa quattro volte, dal 1950 in poi, il PIL pro-capite nei paesi sviluppati,  e ancor più nei paesi asiatici.  L'avanzata della modernità non è però indolore e lascia dietro di sé costi e problemi, aprendo così nuovi campi d'indagine. Intorno alle varie possibilità di sviluppo è nata una vera e propria tecnologia delle risorse, non intendendo esclusivamente l'insieme delle abilità tecniche acquisite, ma ampliando il raggio visivo alle conoscenze, all'organizzazione e alla gestione delle risorse stesse.

Nel 1987 la Commissione mondiale sull'ambiente e lo sviluppo (WCED) rilascia un documento storico, il rapporto Brundtland, in cui viene per la prima volta introdotto il concetto di sviluppo sostenibile, il quale "risponde alle necessità del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze.  Il concetto di sviluppo sostenibile implica dei limiti; non limiti assoluti, ma imposti nell'uso delle risorse ambientali dal presente stato dell'organizzazione tecnologica e sociale e dalla capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane.  Un processo nel quale l'uso delle risorse, la direzione degli investimenti, la traiettoria del progresso tecnologico e i cambiamenti istituzionali concorrono tutti ad accrescere le possibilità di rispondere ai bisogni dell'umanità; non solo per l'oggi, ma anche per il futuro, dando la priorità alle necessità dei poveri del mondo".

Il rapporto Brundtland getta nuova luce sul concetto di sfruttamento delle risorse in senso generale: lo sviluppo deve necessariamente essere sostenibile nel lungo periodo, non deve limitare la disponibilità delle risorse energetiche per le generazioni che verranno, e questo implica anche un serio controllo sull'indiscriminato utilizzo delle fonti energetiche, che devono avere il tempo di rigenerarsi e ricostituirsi. Infatti il rapido sfruttamento di alcune di queste risorse sta portando al loro esaurimento ed inquinamento, soprattutto in ambiti territoriali particolarmente ristretti. Un esempio riguarda la fauna ittica: lo sfruttamento sempre più intenso ha portato al drastico depauperamento di questa risorsa, e la tecnologia ha contribuito a rendere la pesca un'attività ancora più aggressiva e redditizia.

Ricordare che le fonti messe a disposizione da madre natura non sono illimitate, ci riporta ad un altro elemento: i limiti dello sviluppo, che non possono non essere considerati, di fronte all'evidenza dell'esauribilità  e della finitezza delle risorse. In senso ampio bisogna accettare l'idea della finitezza della Terra, ed organizzare azioni che la tutelino. Nel 1972 il Club di Roma commissionò al MIT un Rapporto sui limiti dello sviluppo che conteneva, grazie a software avanzati,  previsioni e statistiche sull'andamento della crescita della popolazione, rapportata al continuo e costante utilizzo delle risorse.

Nel tempo questo documento è stato soggetto a numerosi aggiornamenti, di cui il primo risale al 1992 e l'ultimo al 2006 e ricalca insistentemente sui concetti di sviluppo sostenibile e impronta ecologica. Lo sviluppo sostenibile è una strada che le industrie ad oggi si stanno impegnando seriamente a percorrere, anche e soprattutto per soddisfare le richieste degli Stakeholders che hanno sviluppato nel tempo una sensibilità ed un senso di responsabilità, più consapevoli degli effetti demolitori che il progresso tecnico comporta sull'ambiente. La grande sfida consiste nel fare combaciare tre aspetti, ossia la sostenibilità economica, sociale ed ambientale, e di conseguenza ogni piano e politica d'intervento devono intraprendere azioni integrate e coerenti in tal senso.

Oggi la questione economica, legata al welfare e all'occupazione, soggioga lo sviluppo tecnologico al soddisfacimento di bisogni materiali ma effimeri, e la tecnologia non può liberamente esplicarsi in un suo proprio ambito autonomo, ma è stata trasformata in uno strumento al servizio dei governi, spogliata del suo essere una chance di miglioramento della vita dell'umanità. I governi trovano succosa l'ipotesi di un'autosufficienza energetica ma intervengono fattori che l'allontanano da un'effettiva concretezza: la competizione per l'accesso alle risorse, la loro limitatezza e gli argini allo sviluppo, ma soprattutto l'impatto sul territorio e il degrado dell'ambiente. In quest'ottica è auspicabile che si raggiunga tra i vari Paesi un accordo sulla modalità e sull'intensità dell'utilizzo delle risorse, soprattutto di quelle non rinnovabili, coordinando politiche d'azione che si riflettano sull'ambito locale facilitando la transizione ad un nuovo modello di sviluppo, imperniato non sull'aggressivo accaparrarsi di quel che ormai è già stato quasi del tutto consumato, ma sulla ricerca di fonti rinnovabili e di lunga durata, come ad esempio l'energia idroelettrica, l'energia eolica e il fotovoltaico.

Questo, nel quadro della globalizzazione e dello scambio internazionale si tradurrebbe in un vantaggio competitivo imprescindibile per ogni Paese. Si tratta, ad ogni modo, di un processo tortuoso, che richiede un'attenzione particolare, oltre che lo sforzo dei vari Paesi per accordarsi nel quadro di patti internazionali, in modo da salvaguardare, allo stesso tempo, l'ambiente, la propria situazione contingente e la propria specificità.

 

Focus economia: Made in Italy e auto-sostenibilità

In Italia c’è una nazionalità da difendere perché sinonimo di qualità ed eccellenza e sicuramente la possibile partenza per una ripresa economica fondata sulle eccellenze locali dei singoli territori.

La trasmissione e la valorizzazione del Made in Italy, infatti, può e deve essere incentivata, collocandola in un ottica più vasta di auto-sostenibilità produttiva e ambientale, affiancata alle nuove realtà che cercano di portare il made in Italy a livello mondiale. A tal scopo è indispensabile attuare subito sul territorio una politica di auto-sostenibilità che dia spazio alla nuova imprenditorialità.

La strategia che oggi sembra vincente è valorizzare la produttività locale e investire appunto sul territorio e le sue ricchezze, riconoscendole come risorse e patrimonio di competenze specifiche.

Reinvestire sulle realtà locali

Ri-Local è uno dei capisaldi del “design sistemico“, applicati in molte realtà italiane. L’obiettivo è incrementare i ricavi grazie a uso intelligente del territorio, delle competenze e delle materie di scarto. In pratica bisogna sfruttare le risorse senza produrre sprechi, attraverso il riutilizzo degli scarti, e l’utilizzo di materiali e prodotti del territorio limitrofo: ciò produrrà vantaggi in termini di valorizzazione dell’economia locale esostenibilità ambientale. Il guadagno sta anche nell’approvvigionamento delle materie prime e nella logistica dei prodotti con una riduzione drastica dei costi.

Esistono già, in Italia, delle realtà commerciali che operano come sistemi aperti, grazie all’applicazione del design sistematico, un esempio italiano di questo tipo è a Torino: il progetto Km verde prevede il riciclo del 70% degli scarti industriali e civili non dannosi (carta, legno, plastica, pneumatici fuori uso, ecc.), in una struttura ecocompatibile, in cui saranno impiegate solo energie rinnovabili.

 

Esperienze locali in Italia e all'estero

Il progetto per la piccola e media impresa

Agroindustria è un esempio di valorizzazione del territorio: il contesto produttivo, distributivo e di consumo è stato popolato da attori locali. Agroindustria vanta autonomia energetica perché riutilizza le risorse rinnovabili al suo interno e, in un bacino territoriale di 40 km, mediante attività green di raccolta e ripulitura del sottobosco da parte delle comunità montane e recupero di scarti produttivi della produzione di pallet e cassette. Le zone limitrofe ripulite sono divenute ulteriore input per il turismo a beneficio delle attività commerciali limitrofe. L’approccio sistemico garantisce dunque introiti all’azienda in relazione al sistema in cui è inserita.

Un altro esempio: a Rivoli (TO), un’azienda che produce guanti da lavoro in lattice ha beneficiato dell’eco-design salvando la propria attività commerciale dal baratro della crisi economica: riprogettando il sistema produttivo con il ricondizionamento dei prodotti – mediante processi di lavaggio con detersivi eco-ambientali – è stato possibile riutilizzare i guanti fino a 6 volte abbassando del 28% il costo di produzione, aumentando posti di lavoro e utili aziendali.

Un esempio all’estero è il progetto Tribewanted, una comunità cross-culturale che ha realizzato già due ecovillaggi (Sierra Leone e isole Figji) avviandosi a realizzare il terzo in Italia a Monestevole (Perugia). In questo modo la realtà costruita diventa autonoma energeticamente e produttivamente e diventerebbe possibile vivere e produrre in modo sostenibile.

Seguire l'esempio di queste e altre nuove realtà di auto-sostenibilità, con l’aiuto dei nuovi canali creati per valorizzare e diffondere il made in Italy nel mondo, potrebbe essere realmente una risposta alla crisi e forse l’avvio di una rinascità economico-culturale italiana.

 

 L'impegno di Cosea Ambiente sul proprio territorio

Cultura con il progetto Pinocchio

La Campagna di promozione della raccolta differenziata di Cosea Ambiente Spa intitolata “Sei tu che fai la differenza”, partita nel 2006 e rivolta a famiglie, scuole e attività commerciali dei Comuni Soci, si prefigge l’obiettivo di incrementare le percentuali di materiale differenziato raccolto, attraverso la partecipazione dei cittadini e il coinvolgimento ad un corretto uso del sistema di raccolta, pubblicizzando e incentivando le raccolte differenziate (vetro e barattoli, carta e cartone, plastica, pile, farmaci, organico ecc.) e il riciclaggio, informando sulle corrette modalità di conferimento, sui Punti Ecologici e sulle Stazioni ecologiche attrezzate esistenti, sul servizio di raccolta dei rifiuti ingombranti.

Nel progetto di incremento della RD di Cosea Ambiente un posto di rilievo spetta sicuramente all’attività di sensibilizzazione e di promozione di comportamenti ambientalmente corretti da parte dei cittadini e delle imprese. Uno sforzo educativo è infatti indispensabile per l’avvio di quel circolo virtuoso che, grazie al potenziamento del servizio di RD, può fare di una grande parte dei rifiuti una “Risorsa quasi immortale”, come intuisce Viale nella propria pubblicazione. Solo la giusta armonia di comportamento dei tre attori: il cittadino che separa, il Comune/l’Azienda che raccoglie e l’Impresa/Consorzio di filiera che ricicla, permette il compimento di questo “miracolo”.

La comunicazione rappresenta una leva fondamentale per creare tale armonia, e Cosea Ambiente desidera utilizzarla per lanciare su diversi fronti e con diverse modalità una Rinnovata Cultura del Riciclo.

L’attenzione di Cosea Ambiente si è focalizzata innanzitutto sul mondo della Scuola, che rappresenta sicuramente una grande opportunità per far nascere un rapporto corretto con i rifiuti e con le tematiche del recupero e del riciclaggio delle risorse, questo perché, da una parte nella scuola si formano gli alunni, gli adulti di domani, dall’altra gli alunni/i giovani sono divulgatori di informazione e promotori di comportamenti all’interno della propria realtà, spesso in modo autorevole ed efficace, potendo dunque contribuire in modo prezioso alla sensibilizzazione di chi ha materialmente la responsabilità della separazione dei rifiuti.

In tale contesto, Cosea Ambiente caratterizza la propria campagna di comunicazione utilizzando un personaggio particolare: Pinocchio.

Pinocchio - comunicazione

Il “Progetto Pinocchio” intende potenziare la raccolta differenziata a partire dal territorio di Pescia e via via allargarsi ai sub ambiti della montagna Pistoiese e Bolognese, sviluppando un vero progetto culturale attraverso l’organizzazione una campagna di formazione, informazione e sensibilizzazione che ha come punto centrale la riscoperta di una delle fiabe più famose nel mondo: il romanzo ottocentesco “Le avventure di Pinocchio - Storia di un burattino” e della sua profonda morale, da riproporre alla società del nuovo millennio con una rilettura in versione ecologica.

L’opera di Collodi non è solo una fantastica avventura, citando infatti il Vitale nella pubblicazione “Carta e cartone – guida alla raccolta differenziata”, “è anche un grande libro educativo, una storia morale: che insegna come da burattini si possa diventare uomini o, in altre parole, come dalla libertà assoluta dei bambini si debba acquisire il senso del dovere degli adulti. La sua morale però non è eroica, bensì più modesta, affidata alla esperienza degli umili”, e ci permettiamo di aggiungere, affidata a quella saggezza antica e popolare che ha fatto grande questo Paese.

Quella di Pinocchio è una fiaba senza tempo: nel 2008 il famoso burattino ha già compiuto oltre un secolo di vita, attraversando successi, ispirando autori ed artisti, subendo mille trasformazioni, e il suo parco a Collodi ha festeggiato i 50 anni.

 

Una rilettura in chiave ecologica assieme alla Fondazione Collodi

Fondazione Collodi

La Fondazione Collodi negli anni ha portato avanti l’obiettivo di far conoscere “Pinocchio” nel mondo con tante iniziative, l’ultima nel 2007, in collaborazione con il Comitato Italiano per L’UNICEF, promuovendo un Concorso Internazionale dal titolo: “CADRA’ LA POLVERE SU PINOCCHIO? - La possibilità di un bambino burattino nei prossimi 50 anni”.

Cosea Ambiente ritiene che partendo dalla simpatia dei bambini come degli adulti nei confronti del “burattino”, e dai personaggi e dalle situazioni della favola, entrati a far parte del sentire e del linguaggio comune, “Pinocchio” offra una opportunità straordinaria, quella di offrire diverse letture e interpretazioni.

Tra queste la proposta di far rivivere la fiaba e la sua morale in chiave “ecologica”, in tal senso infatti gli spunti nel racconto sono numerosi e andrebbero senz’altro colti e analizzati, così da far riflettere i bambini, utilizzando un loro beniamino e un linguaggio accessibile, su tematiche di rilievo come quelle ambientali.

Insieme al concetto di superamento della fase egoistica e alla riflessione che una vita votata al divertimento e alla trasgressione delle norme del vivere comune non possa che condurre alla perdizione, “Le avventure di Pinocchio” nascondono un importante messaggio di rispetto per l’ambiente e di recupero delle risorse, messaggio che si sposa perfettamente con la politica ambientale e con l’idea di riciclo e di “seconda vita delle cose”: da legno a burattino, da burattino a uomo…ovvero da materia a oggetto, da oggetto a nuova risorsa.

 

Cosea Ambiente con i bambini del Salone Italiano dell'Educazione di Genova




 

Approfondisci su:

» www.coseambientespa.it

» www.educambiente.tv

» www.terramediterranea.com

» www.interno18.it

» www.madeinitalyfor.me

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